Giovanni 的个人资料Vento e Luce照片日志列表更多 工具 帮助
3月29日

Touchdown!!

Non sarà il Sei Nazioni, ma è pur sempre una delle azioni più belle della storia!

Continua...

P.S. I commenti non su questo blog plz ^^ nell'altro magari non compaiono subito (perché prima devo approvarli) ma funzionano meglio!

3月21日

Tributo...

... alla risata più bella della storia dell'animazione ^^

Continua...

3月19日

Al velox dico "NO!"

Utile per tutti quelli che hanno da poco preso la patente e/o ce l'hanno a morte con gli autovelox sparsi qua e là per la provincia.
Comunque non montatevi la testa... è una lettera fasulla ^^ magari servirà per fare due risate!

Egregio signor Giudice,
[...]

Continua...

3月18日

Simon's Cat

Oggi mi sono imbattuto casualmente in questo simpatico video su YouTube, e vedo che non è l'unico di questa serie ^^

Continua qui...

3月16日

Nella notte, il vento

«Sicuro? Non vuoi uno strappo a casa?» gli avevano chiesto. Erano sulla strada; tanto valeva che rimanesse in macchina, ma no! si sarebbe fermato volentieri in centro per qualche minuto, poi sarebbe andato dritto a casa.

Continua...

3月12日

Un altro giro (clap clap cla-calp clap)!


--> Blog in prova <--


Lo sto ancora sperimentanto, e infatti per un po' di tempo (quanto non lo so) posterò gli interventi su questo e su quello. Ve l'avevo detto che su Live Spaces ero di passaggio "in attesa di trovare una piattaforma blog definitiva"! Eheh.
Wordpress è una piattaforma ottima e lo spazio di 3Gb soddisfa ogni esigenza! ^^
Il tema è provvisorio, ma mi piaceva molto e, nonostante sia un po' oscuro per quel che riguarda la navigazione tra gli interventi, è molto leggero e curato. Manca solo la possibilità di mettere in fondo parte del codice personalizzata. Vedremo che si può fare, mah...

E per la gioia di grandi e piccoli (?!?) frequentatori, sono tornate accessibili tutte le pagine dell'altro blog (dato che me ne avete dette di tutti i colori da quando l'ho chiuso xD ). Vorrei importare anche queste, ma non esistendo ancora una procedura automatica, devo fare copia-incolla di volta in volta -.- con calma mi armerò di buona volontà. E SICURAMENTE non le metterò tutte ;P

Quello che mi piace di quella piattaforma è che ricorda a chi la usa la funzione primaria di un BLOG! Scrivere! Ci sono sì tante altre funzioni, ma la principale è quella di scrivere un intervento, impaginarlo in maniera elegante e permettere a chiunque di commentarlo (non mancano però i filtri contro lo spam xD).

Mentre metto a posto le cose che sono da aggiustare ditemi che ve ne pare!

Alla prossima.
Gio.


P.S. Ah... al momento è in gran parte in inglese. Ma non credo ci siano problemi, vero? ;)
P.P.S. È solo un blog di prova!!! Non so se potrà andarmi bene da tenere sempre quella piattaforma. Per adesso continuate a passare di qua XD  e se conoscete altri siti di blogging, beh... ditemeli! ^^
3月10日

Noi che...

Tanto alcuni universitari l'hanno già letta avendomela spedita per mail xD

Fatto sta che questa "catena" mi ha fatto tornare alla mente i periodi belli della giovendù, quando "Analisi L-B" era qualcosa di simile a E.T. l'Extraterrestre e l'Università era quel gran via vai di gente fuori da una grande casa col campanile e l'orologio (eh... avevamo in testa i college americani... ^^)

Questa 'poesia' è dedicata a tutti quelli che sono stati bambini nel periodo in cui si poteva esserlo...vi ricordate? Adesso i tempi sono cambiati...e i bambini non sono più quelli del nostro periodo...Mandala a tutti quelli nati intorno al 1985-90

Noi che...

Dedicato a chi c'era...


Noi che...
ci divertivamo anche
facendo 'Strega comanda colore' e 'il lupo mangiafrutta' .

Noi che...
facevamo 'Palla Avvelenata'.

Noi che...
giocavamo regolarmente a 'Ruba Bandiera' (detto anche 'bandierina').

Noi che...
non ci facevamo mai mancare 'dire fare baciare lettera testamento'.

Noi che...
i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.

Noi che...
quando giocavamo col Lego facevamo anche castelli alti 6 piani che nn si smontavano mai.

Noi che...
chi andava in bici senza mani era il più figo.

Noi che...
anche quelli che impennavano però non se la tiravano poco.

Noi che...
suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.

Noi che...
facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente. 

Noi che...
avevamo adottato gatti e cani randagi (nei casi peggiori bruchi!) che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale, anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.

Noi che...
i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.

Noi che...
dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.

Noi che...
giocavamo a 'Indovina Chi?' anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria. 

Noi che...
sul pullman della gita giocavamo a 'nomi cose e città' (e la città con la D era sempre Domodossola).

Noi che...
con 100 lire ti prendevi una cicca con 500 un pacchetto di figurine dei calciatori.

Noi che...
le cassette della Disney le abbiamo viste così tante volte che ora a distanza di anni sappiamo ancora cosa cantavano Robin Hood e Little John. 

Noi che...
in TV guardavamo solo i cartoni animati (e abbiamo avuto la fortuna di vedere la prima serie dei power rangers..l'unica seria!!)

Noi che...
avevamo i cartoni animati belli!!! ma davvero!! quelli di adesso sono così tristi..(come i bambini che hanno solo quelli da guardare, purtroppo..)

Noi che...
litigavamo su chi fosse più forte tra le tartarughe ninja.

Noi che...
cercavamo di far sorridere i Sofficini ma si rompevano sempre in 2. 

Noi che...
non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato.

Noi che...
i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno a nostro rischio e pericolo. 

Noi che...
si andava in cabina alla fine della scuola per prendere le schede finite.

Noi che...
c'era la macchina fotografica usa e getta e facevi fino a 20 foto!!!

Noi che...
non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola o della Bauli con l'albero decorato annesso.

Noi che...
le palline di Natale erano di vetro e si rompevano.

Noi che...
se guardavamo tutto il film fino alle 22:30 eravamo andati a dormire tardissimo!!

Noi che...
guardavamo film dell'orrore anche se si aveva paura (la maggior parte di noi si ricorda IT, trasmesso su canale5..tutti l'hanno guardato nascosti da qualche parte!!)

Noi che...
giocavamo a calcio durante l'intervallo con..qualsiasi cosa!

Noi che...
suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.

Noi che...
nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.

Noi che...
il bagno si poteva fare solo dopo 2 ore che avevi finito di mangiare.

Noi che...
a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e senza rotelle.

Noi che...
quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta e con le scarpette nello zaino.

Noi che...
se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.

Noi che...
le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google. 

Noi che...
internet non esisteva.

Noi che...
la merenda a scuola te la portavi da casa.

Noi che...
si poteva star fuori in bici il pomeriggio.

Noi che...
se andavi in strada non era così pericoloso.

Noi che...
però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.

Noi che...
il primo novembre era 'Tutti i Santi', mica Halloween.

Noi che..
anche se questa e-mail non la mandi a 1000 persone non ti succede niente.

Noi che...
ci manca quel periodo..

Ma che fortuna esserci stati...

Grazie a Margherita che me l'ha inoltrata ^^

3月7日

Appendice al dizionario Donna-Uomo Uomo-Donna

Vi ricordate quella mail che girava tempo fa con la traduzione delle parole da Donna a Uomo (sì = no) e così via? Bene, adesso gira un'altra mail con un prontuario delle parole più usate dalle donne e con esempi di alcune frasi fatte pronte all'uso da NON dire che possono portare a discussioni inutili ^^

Leggetela, è carina. Prometto che non si nascondono catene, anatemi, inoltri, maledizioni, tantra, tronchetti della fortuna, malati terminali,... niente di niente! È un semplice riassunto di parole che il gentil sesso usa spesso. Agli uomini potrà servire per sapersela cavare in situazioni catartiche. Alle donne, beh... ditemi se chi ha scritto ha effettivamente fatto centro.

Le 9 parole che usano le donne:

1) BENE: questa è la parola che usano le donne per terminare una discussione quando hanno ragione e tu devi solamente stare zitto.

2) 5 MINUTI: se la donna si sta vestendo, significa mezz'ora. Per 5 minuti si intendono solo i 5 minuti dati per guardare la partita prima di aiutare a pulire in casa.

3) NIENTE: La calma prima della tempesta. Vuol dire qualcosa... e dovreste stare all'erta. Discussioni che cominciano con niente normalmente finiscono in BENE.

4) FAI  PURE: E' una sfida, non un permesso. Non lo fare.

5) SOSPIRONE: E' come una parola; ma un'affermazione non verbale. Per questo spesso fraintesa dagli uomini. Un sospirone significa che lei pensa che sei un'idiota e si chiede perché sta perdendo il suo tempo lì davanti a te a discutere di niente (torna al punto 3 per il significato della parola NIENTE).

6) OK: Questa e' una delle parole più pericolose che una donna può dire ad un uomo. Significa che ha bisogno di pensare a lungo, prima di decidere come e quando fartela pagare.

7) GRAZIE: Una donna ti ringrazia, non fare domande. Vuole solo ringraziarti (vorrei qui aggiungere una piccola clausola: E' un grazie vero, a meno che non dica "grazie mille" che è puro sarcasmo e non ti sta ringraziando sinceramente). Non devi assolutamente rispondere "non c'è di che" perché cio' porterebbe a: QUELLO CHE VUOI.

8) QUELLO CHE VUOI: E' il modo della donna per dirti di andare a fare in ***o.

9) NON  TI  PREOCCUPARE, FACCIO IO: Un'altra affermazione pericolosa. Significa che una donna ha chiesto ad un uomo di fare qualcosa, svariate volte; ma adesso lo sta facendo lei. Questo porterà l'uomo a chiederle: "Cosa c'è che non va?". Per la riposta della donna, fai riferimento al punto 3.

3月6日

Chi vuol rispondere? ^^

 
Un ultimo assaggino.. ^^

Curling in quel della 3.3

Ecco uno dei tanti sport praticati alla Facoltà di Ingegneria di Bologna. Il video risale al 2006.

 

3月4日

L'arcobaleno sulla collina

arcobaleno

Parte I


        Pioveva ancora. Pioveva dalle prime luci dell'alba, e aveva cominciato quando era andata a letto. Pioveva, ma ormai sembrava avere intenzione di smettere. Lei era ferma immobile alla finestra, incantata dalle gocce che cadevano regolari dal filo della biancheria. Era raro che piovesse così tanto in quella stagione, la gente era abituata per lo più a torride giorante afose arrostite dal sole di agosto, alle pianure riarse color mattone, ai campi dorati di grano splendenti alla luce del giorno come e forse più di una distesa di neve. E invece quel giorno era scandito da un frenetico ed energico ticchettio delle gocce che colpivano cadendo il lucernaio sopra la sua testa e il cofano della vecchia macchina posteggiata alla fine del vialetto d'ingresso. Laura sospirò.
        Da dov'era seduta si poteva ammirare tutto il panorama senza che la vista incontrasse ostacoli, salvo la vecchia quercia in cima alla collina delle viti. A sinistra si stendeva come un tappeto tutta la grande vallata che portava fino al mare. Una landa ondulata, giallo ocra e, a tratti, verde, costellata qua e là da piccole case come la sua. Ogni tanto si stagliava netto un cipresso o due, solitari, come la punta nera di una lancia che sbocciava dal terreno marrone. A Laura quella mattina sembravano linee verticali nere che tenevano cuciti insieme il cielo livido e la terra umida. Qua e là, disseminate con una certa uniformità, si scorgevano intere piantagioni di ulivi, grandi macchie dalle forme più strane di colore verde spento che si aprivano sul mare della pianura a volte per chilometri. Adorava quelle piantagioni, i profumi della campagna e delle olive mature, la sensazione della terra calda sotto i piedi nudi nei giorni d'estate. Laura, quando era giovane, aveva passato intere nottate a guardare le stelle ruotare sulla sua testa, sdraiata sotto le fronde di qualche ulivo secolare nella campagna di quella casa; fino al mattino era stata a guardare i piccoli puntini bianchi sparpagliati nella grande volta cupa del cielo che, frementi, si stagliavano tra le foglie sottili e acuminate dei rami appena mossi da una brezza soffice, morbida, che giocava con i capelli sparsi sulla sua fronte. E rimaneva immobile ad ascoltare i suoni delle notti su quelle colline immortali: il frinire dei grilli, l'eco del canto di qualche uccello notturno, il rumore delle foglie scosse dal vento, il fruscio delle canne nei rivoli d'acqua piovana in secca, il gracidare delle rane nei piccoli stagni che si formavano ai bordi tra i terreni coltivati e la pineta folta e impenetrabile, il rumore lontano dei treni che sferragliavano sui binari della ferrovia del paese, il gorgogliare del torrente del vecchio mulino e il crepitio dei fili d'erba secca.
        A destra, invece, si ergeva, delicata e carica di colori, la collina. Un grande vigneto ricopriva l'intero versante che terminava sotto la parete a est della casa, e interi filari di viti scanalavano il pendio fino quasi in cima. Erano bellissimi a vedersi: una processione continua di piante piegate della calura che, però, da lì a qualche mese avrebbero fatto nascere dalle loro foglie una tavolozza di colori impressionante. Una varietà di sfumature calde avrebbe infuocato la collina e i boschi di quelle vicine annunciando l'arrivo dei giorni della vendemmia. I colori! Rosso, amaranto, giallo, arancio, verde acceso, viola, indaco, porpora, marrone, ocra e un'interminabile serie di tonalità. La stagione più eccentrica, l'autunno, da lì a poco avrebbe rivestito il paesaggio con un nuovo carattere e una nuova personalità e con nuovi abiti degli dei più bei carnevali e da far invidia agli Arlecchini più vanitosi. Un paradiso di aromi e di contrasti si sarebbe aperto in attesa delle lunghe marce dei contadini che avrebbero raccolto i grappoli con dentro tutto il sole dell'estate. A metà, poi, si ergeva solenne una quercia antichissima, frondosa e accogliente. D'estate offriva un ottimo riparo alla calura sotto la sua ombra spessa e fresca, d'inverno, invece, i suoi rami si ricoprivano di uno spesso strato di neve bianca che si annidava anche sopra il grosso masso proprio davanti al tronco. Laura non sapeva perché non l'avessero abbattuta per far spazio ai filari, ma sicuramente non le dava fastidio, anzi. Molti pomeriggi aveva passato scalando la roccia e standosene seduta o sdraiata a guardare il panorama, e quei rami l'avevano vista crescere e l'avevano confortata nei momenti di tristezza e avevano esultato con lei mossi dal vento quando era felice.
        Era tra quelle colline che aveva conosciuto Miriam, la sua amica più cara, una delle persone a cui teneva di più in tutta la sua vita. Erano andate a scuola insieme, avevano giocato tra le spighe di grano a nascondino, si erano confidate ogni più intimo segreto: le simpatie, i primi baci, le litigate con gli amici. Non c'era niente che l'una non sapesse dell'altra.

        «Domani parto per l'Inghilterra» le disse Miriam un pomeriggio mentre erano sdraiate entrambe sotto alla grande quercia.
        Laura rimase interdetta e, prima che potesse in qualche modo rispondere, Miriam continuò decisa: «Mio padre ha trovato lavoro come consulente di marketing, andremo a vivere in un appartamento del centro e prima di un paio d'anni non torneremo.» Laura scattò a sedere fissandola.
        «E dopo? Tornerete a vivere qui? Tuo padre non può lavorare da qua?»
        Miriam tentennò: «Ho provato a convincarlo, ma non potrebbe farcela.» Cercando di convincersi di quanto stava dicendo continuò: «È l'unico modo che ha per ottenere quel lavoro. È la sua grande opportunità di fare carriera, per ora qua non gli si sono mai presentate grandi occasioni.»
        Laura rimase seduta senza parlare, gli occhi cominciarono a pizzicarle e piccole lacrime scesero a bagnarle le guance abbronzate.
        «Questa, quindi, sarebbe l'ultima volta che ci parliamo?»
        «No!» risposte pronta Miriam, rizzandosi a sedere anche lei. Il sole scendeva nel mare di spighe raggianti: «No, Laura. Ti scriverò ogni giorno. Non posso permettere che io mi dimentichi di te.» Si abbracciarono.
        Il giorno dopo Miriam partì, ma non fu il distacco a separarle. Si scrivevano regolarmente così come si telefonavano spesso, ma visto il lievitare della bolletta furono costrette a ridurre le telefonate solo per le occasioni importanti. Ma da quel giorno non si erano più riviste, e l'immagine di Miriam rimaneva indelebile nei ricordi più segreti di Laura.

        Col passare degli anni entrambe si erano spostate, Miriam ora era una giornalista internazionale e lavorava per un prestigioso quotidiano della terra di Sua Maestà. Laura si era laureata in Lettere ed insegnava Storia e Filosofia al liceo di una città vicina. Entrambe ora avevano una loro vita e una loro famiglia, ma non avevano mai smesso di tenersi in contatto, seppur molto più raramente di come facevano da adolescenti. Erano distanti miglia e miglia, ma i loro pensieri varcavano quelle distanze, superavano le spighe, gli uliveti, i cipressi, le montagne, il mare e le univano in un legame stretto e intenso che avrebbe resistito a molti inverni.

        Ormai era sera e mentre Laura percorreva il vialetto di ghiaia umida che conduceva alla porta di ingresso dando le spalle alla casa. Aveva smesso di piovere e la cassetta delle lettere conteneva la posta del giorno, che fino a quell'ora, non era stato possibile recuperare. I raggi caldi del sole ormai andavano spegnendosi e macchiavano gli stracci di nuvole di un giallo pallido. La vallata brillava nel chiarore della foschia che si era alzata per l'umidità di quella giornata e le foglie gocciolavano fresche e allegre mosse da piccole e delicate raffiche d'aria che spuntavano dalla cima della collina. Lembi di nuvole, come cotone, strisciavano il cielo altrimenti azzurro intenso e andavano via spostandosi verso il mare, lasciando vedere la grande cupola in cui già brillava Venere.
        C'era una sola lettera e Laura l'aprì subito. Dentro una lettera della Farnesina scritta alquanto telegraficamente e una fotografia che ritraeva una ragazza alta, con i capelli castani e gli occhi marroni profondi. Miriam.

        Laura lesse poche parole prima che la busta le scivolasse in una pozzanghera. Iraq. Albergo. Esplosione.

3月2日

Dopofestival

Senza nessuna pretesa (e soprattutto non alle 3 di notte!) apro un piccolo post su questo Sanremo. Al di là di flop di ascolti, auditel assassino, mea culpa forzati o assenti, si può dire una sola cosa: serpeggia un po' di stanchezza, e anche l'autoironia che si era sempre fatta sul "problema" che l'Italia non apprezzi più questo festival ormai è sfociata in offese in campo aperto. Piccolo pensiero: dovrebbe durare meno (sia in termini di serate -3 bastano- che di ore di trasmissione) e magari proporre canzoni veramente BELLE e non uno spaccato di tutti i generi musicali (che ci stava a fare il rap, dato che si sapeva che nemmeno avrebbe conquistato una posizione nella Top Ten?).

Passando alle mie opinioni sulle canzoni, beh, per una volta sono QUASI d'accordo con i risultati. Non quindi con la giuria di qualità, nella quale c'era al massimo un solo esperto di musica in mezzo a una frotta di giornalisti che si basavano sulle proprie opinioni per giudicare una canzone, ma con l'unione di voti ufficiali e -soprattutto- televoto.

Sono d'accordo sulla vittoria di Giò di Tonno e Lola Ponce con Colpo di Fulmine; la loro canzone, seppur non adatta ad un festival (semmai ad un musical, in cui, di fatto, è), è stata eseguita davvero bene: pathos, azione, talento e buona musica. Polemiche sul fatto che sia stata scritta dalla Nannini e che la casa sponsorizzatrice sia la Universal? Non mi importa: questa è buona musica. Bocciati dalla Giuria, promossi dall'Italia. Riflessioni in arrivo?
Avrei dato più risalto a un Paolo Meneguzzi che (finalmente!) ha smesso di tormentare gli accordi di Non capiva che l'amavo e ci ha regalato con Grande, se non proprio qualcosa di originale, un brano comunque diverso dal cliché. Meritava di scavalcare la Tatangelo, superfavorita quanto superdelusa, che sperava nel premio per l'aver cantato nuda sul palco (nulla da obiettare in ogni caso sul suo posto, più che altro merito della sdolcinata confessione in diretta TV e del suo Gigi in prima fila a fianco di "San1" Del Noce).
Avrei apprezzato una posizione più alta per L'aura che, pur avendo già dato l'anno scorso, si rivela padrona della sua curiosa voce in Basta!. Che la giuria non abbia capito il testo? Probabile.
Carina Ricordi dei Finley, nostalgica e un pelo banale dal punto di vista del testo, ma con moderazione, e in ogni caso, con un arrangiamento insospettatamente studiato. Personalmente mi piace l'introduzione al pianoforte a cui si affianca la batteria poco dopo. Rock energico ma melodico!

Seppur non apprezzi la distinzione tra Giovani e Big (anche perché spesso i Novellini sono tre spanne sopra i Grandi Papaveri) per la categoria degli esordienti al festival mi ha sorpreso la vittoria dei Sonohra con L'amore. Al di là del titolo melenso, la loro canzone è bella, orecchiabile, semplice e con buone basi tecniche; meritevole di vittoria. Mi ha stupito che in effetti abbia vinto davvero! Ben fatto.
Assolutamente degni di considerazione anche i Milagro con Domani, anche loro coppia di chitarristi (questa volta entrambi destri), armonie delicate, note soffuse e acute e buona voce.
Richiami di Gucciniana memoria nella canzone di Valerio Sanzotta: Novecento. Credo che non sia stata apprezzata da una buona fetta del pubblico, almeno da quella che non conosce canzoni come "La locomotiva". Qualcosa di antico, ma, in questo periodo di commerciale, anche originale!

In conclusione, però, bravi tutti! Chi più chi meno, certo, ma ci vuol coraggio a salire sul palco dell'Ariston ben sapendo che in ogni caso vi arriveranno dei pesci in faccia. Ad alcuni alla griglia, ad altri puzzolenti.
E mi piace, rileggendo, che ci siano tanti stili diversi nel mio Dopofestival!

Perché Sanremo è Sanremo! (anche se ormai sarebbe ora di rinnovarlo un po', ma anche questa idea del "rinnovare" è nata dalla seconda edizione... lascio a voi una conclusione).
Gio.


1 Curioso come, in lingua orientale, "Signor" si dica alla stessa maniera di "Santo" nel nostro italiano ^^